Il vortice della crisi nel quale si dibattono le democrazie occidentali, e soprattutto quella della politica italiana esaminata al microscopio dal professor Luigi Di Gregorio nel suo volume “Demopatia” (Rubettino), sono stati al centro di un incontro allo Spazio Feltrinelli della Galleria Sordi.
Insieme a lui il direttore dell’Espresso Marco Damilano e Filippo Sensi che ha lavorato nel Palazzo prima con Matteo Renzi e poi con Paolo Gentiloni. Siamo arrivati alla politica jukebox: il cittadino interroga sui social il politico sul tema del giorno e mette il suo like (cioè la moneta) solo se riceve la risposta (cioè la musica) che desidera ascoltare, in base a quella decide da che parte stare facendo oscillare in continuazione sondaggi e percentuali ipotetiche dei partiti.Sintomi, diagnosi e origine di questa malattia sono enucleati con precisione nel volume – ha esordito Filippo Sensi-, il disagio del popolo è palpabile. Ora si tratta di individuare il punto di frattura e le possibili terapie. Di Gregorio è l’esatto opposto del medico pietoso: la sua analisi, dotta di riferimenti che possono essere ritrovati nel poderoso volume che ha una bibliografia puntualissima, dipinge un presente a tinte che virano dal piombo al nero: perdita della fiducia da parte dei cittadini, crisi della rappresentatività, bulimia da informazione.
“Quando ho cominciato il mio impegno in questa disciplina si scrivevano programmi, eppure non è passata un’era geologica ma pochi anni. Ora si corre dietro a tweet o a un post sui social. Ogni notizia o tema viene scavalcato in pochi giorni se non ore. Oramai siamo passato da una classe dirigente a una classe digerente”. Le pratiche della fast politics secondo il politologo che insegna all’Università della Tuscia è responsabile di questa deriva, tutto corre a una velocità folle. Le notizie divengono emozioni con le quali alcuni politici giocano a tennis. A questo punto chi glie lo fa fare a proporre analisi serie o impopolari?”. Il politico può limitarsi a una comunicazione minimale, fatta di immagini semplici e messaggi elementari davanti alle richieste più disparate su temi che cambiano di giorno in giorno. Questa è l’analisi della situazione sulla quale pesa, come ha notato Marco Damilano, la scomparsa della tensione successiva alla Caduta del Muro di Berlino, la fine dei grandi ideali. “E’ venuta meno l’idea della democrazia come tensione, come ricerca e studio”. Un buon medico oltre a diagnosticare la malattia deve riuscire a guarirla (prima che sia troppo tardi) e l’unica salvezza secondo Di Gregorio sono le Comunità. Gruppi di persone che si strutturano culturalmente senza farsi prendere da pericolose sindromi del “si stava meglio prima”, che non accettano di farsi travolgere dalla superficialità e dall’istinto. Basta guardare come furono trattati i leader politici dei quali spesso viene invocata la mancanza nel momento del declino, il passato troppo spesso assume connotati sempre più dolci nei confronti di un presente al quale nessuno riesce a dare risposte. Ma solo frasi senza un reale seguito concepite da spin doctor o social media manager in comode stanze lontane dalla gente.
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